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Il recupero delle multe per le quote latte, circa 2,2 miliardi di
euro, "è fermo" e il rischio è che l'onere finanziario dovuto dagli
allevatori inadempienti potrebbe passare "alla fiscalità generale e la
conseguente imputabilità del danno erariale derivante nei confronti
degli amministratori pubblici inerti". E' la denuncia della Corte dei
conti in merito alle multe dovute dagli allevatori per aver superato,
negli anni passati, i limiti imposti dall'Unione europea sui
quantitativi di produzione del latte. Una vicenda che è costata fino ad
oggi 4,4 miliardi di euro nei confronti dell'Ue e che,
I magistrati contabili, oltre a riscontrare "notevoli criticità
sulle modalità di gestione degli interventi di recupero delle somme
pagate dallo Stato in luogo degli allevatori" e "individuando, altresì,
le responsabilità di molteplici soggetti istituzionali" constatano che
"nonostante significative sollecitazioni esterne, lo stato dei recuperi,
a due anni dal primo referto della Corte, è fermo. Infatti, per le
procedure coattive, nel periodo trascorso, non si rilevano variazioni
significative, in quanto la riscossione esattoriale non è stata
attivata".
"Le somme teoricamente recuperabili nei confronti degli allevatori
-e già anticipate all’Unione a carico della fiscalità generale- continua
la Corte dei conti - superano l’importo di 2.537 milioni. Tuttavia,
risultava imputabile ai produttori, secondo l’Ag.e.a., nel mese di
dicembre 2012, il minor ammontare di 2.263 milioni, ulteriormente
diminuito a 2.207 milioni, secondo la comunicazione del luglio 2014. Di
esso, il recuperato effettivo è trascurabile".

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