venerdì 7 novembre 2014

Importiamo più carne. Macelliamo meno

Importiamo +9,4 %, macelliamo - 4 %
Foto tratta da: "greenme.it"
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 Il mondo ha sempre più fame di carne, mentre gli allevatori di bovini italiani sono sempre più in difficoltà. Un paradosso che esprime l'idea di un settore produttivo da tempo in crisi, che nemmeno di fronte ad un aumento della domanda mondiale riesce a rialzare la testa. I dati parlano chiaro. Da inizio anno, i prezzi alla produzione dei bovini da macello sono calati, secondo Ismea, mediamente del 5,85%. Ma se vogliamo vedere nei dettagli, sfogliando i listini dei mercati del bestiame di Modena e Mantova, gli allevatori di vitelloni di razza Charolaise nello stesso periodo hanno perso anche il 7,5%, contro un calo meno accentuato per le femmine Limousine, che perdono solo, si fa per dire, il 2,5%.
A conti fatti, allevare bovini da carne nel nostro Paese significa aver perso in soli dieci mesi da 50 a 150 €/capo
a seconda della razza e della categoria. Dati pesanti, che si sommano a una lunga sequenza di performance negative che hanno caratterizzato il comparto dell'ingrasso nazionale, tanto che in soli dieci anni, secondo l'Istat, i bovini italiani sono calati del 6,1%, ridimensionando anche il numero di aziende dedite alla produzione di bovini d'ingrasso. Colpa del calo dei consumi, secondo qualcuno. Ma se vediamo meglio i dati reperibili sul sito dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo, nell'ultimo anno, sebbene le macellazioni di bovini da carne siano calate nelle tre regioni leader (Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) di circa il 4%, è decisamente aumentato, secondo i dati forniti da Ismea, l'import di carni bovine del 9,4%.

La gdo compra all'estero?
Segno quindi di consumi costanti e di un cambio delle strategie commerciali della gdo che preferisce approvvigionarsi di prodotto già macellato proveniente dall'estero, a costo probabilmente inferiore. E questo alla faccia dell'etichettatura delle carni bovine varata nel lontano 2000, dopo la crisi Bse, che di fatto non ha mai aiutato il prodotto made in Italy. E per il futuro? La situazione potrebbe peggiorare. Dal prossimo anno, con la nuova Pac e la redistribuzione delle risorse fra produttori, il settore dei bovini da carne sarà fra i più penalizzati con tagli consistenti del valore dei titoli base, tanto che un allevamento di vitelloni da carne della Pianura Padana lombardoveneta di 600 capi, potrebbe arrivare a perdere il 12-13% già dal 2015, pur con l'aiuto del pagamento del greening. Prioritario, quindi, puntare ai premi accoppiati, più consistenti di quelli correnti.

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