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| Foto tratta da: "ragusanews.com" |
Fonte notizia:
Milano, 5 novembre 2014 - Fumata nera, nerissima, sul rinnovo del prezzo del latte in Lombardia. Non solo le federazioni regionali degli allevatori – Coldiretti, Confagricoltura e Cia – non hanno trovato un accordo con il gruppo Italatte,
nel portafoglio della multinazionale francese Lactalis, ma lunedì, dopo
due ore di muro contro muro, i sindacati hanno raccolto le loro carte e
abbandonato l’assemblea. A quattro mesi dalla scadenza dell’ultimo
contratto di fornitura, che fissava il prezzo a 44,5 centesimi al litro,
gli agricoltori lombardi, che mungono il 43% dell’oro bianco italiano, navigano ancora a vista.
Esposti ai capricci di un mercato che sulla borsa di Lodi sta
negoziando gli acquisti di latte spot (fuori contratto) a 36,5
cent/litro e a Verona a 37 cent/litro, come evidenzia il
sito
specializzato Clal.it.
Quotazioni in caduta libera rispetto a un anno fa. E considerate dagli allevatori un’elemosina,
dato che secondo una ricerca del Pirellone produrre un litro di latte
in Lombardia costa in media 50 centesimi. Tuttavia, secondo fonti
accreditate, Italatte avrebbe messo nero su bianco un’offerta di
36/36,5 cent/litro con l’obiettivo di compensare la spesa dei primi sei
mesi dell’anno agli occhi della casa madre in Francia, dove il
latte si paga a prezzi inferiori che in Italia.
L’azienda non ha
fornito commenti a riguardo, ma il risultato è che i sindacati hanno
rispedito la proposta al mittente. Coldiretti, Confagricoltura e Cia si
erano sedute al tavolo forti del contratto fresco di firma tra Granarolo
e la cooperativa Granlatte a 40 centesimi al litro. Cifra al di sotto
del precedente accordo, trainato dal boom del latte spot dello scorso
anno, ma ritenuta pur sempre accettabile. Lactalis al contrario puntava
al ribasso. E il tira e molla ha portato a un nulla di fatto. Una
sconfitta per le federazioni degli allevatori, ma anche per Lactalis,
che avrebbe voluto chiudere la partita prima degli attesi rialzi del
prezzo sul mercato spot.
Cosa succede ora? «Le aziende non sono in grado di resistere a un confronto sul prodotto mese per mese», lamenta Mario Lanzi, presidente di Cia Lombardia. «Oggi anche i centesimi fanno la differenza sul bilancio di un’impresa agricola», incalza il numero uno della Coldiretti regionale, Ettore Prandini.
«Questa situazione ci penalizza fortemente sul mercato europeo –
prosegue Prandini –. Non possiamo confrontarci sulla quantità, ma sulla
qualità. L’unica prospettiva è che si convochi un tavolo nazionale, dove sia presente, come negli altri Paesi, anche la grande distribuzione». «Per sopravvivere – aggiunge Antonio Boselli, alla guida di Confagricoltura Lombardia – dobbiamo penetrare l’estero trasformando il latte in formaggi nobili». Per ora spettatore, l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, spiega che «il perdurare di questa situazione preme per decisioni politiche.
In Lombardia si produce il 43% del latte italiano. Abbiamo costi più
alti, ma il nostro livello di controlli, pari a 20mila prelievi al
giorno, non ha eguali in Europa». La partita è aperta.



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