domenica 21 dicembre 2014

Concorrenza senza paletti

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Dopo 31 anni e, per l’Italia, almeno 4 miliardi di multe, dal 1° aprile 2015 finirà finalmente il famigerato regime delle quote latte, vero e proprio totem, nel bene e nel male, della prima politica economica europea. La sua abolizione era già stata decisa dalla riforma della Politica agricola comune del novembre 2008, e lunedì, all'ultimo Consiglio agricolo Ue presieduto dall'Italia, si è parlato delle incognite del «dopo quote»: niente più gabbie produttive, supermulte da pagare, contenziosi infiniti con Bruxelles. Aziende libere di confrontarsi con il mercato dopo trent'anni di contingentamento della produzione.
Nonostante dubbi e timori sulla volatilità dei mercati e sull'inadeguatezza del cosiddetto «pacchetto latte» messo a punto da Bruxelles per garantire al settore
un «atterraggio morbido» verso la concorrenza senza paletti, un rapporto messo a punto dalla Presidenza italiana sottolinea come le prospettive a lungo termine siano favorevoli, grazie in particolare all'attesa crescita della domanda globale. Tuttavia, si legge nel testo, «le sfide a cui far fronte nei prossimi anni restano numerose», soprattutto in riferimento all’instabilità dei mercati e all'accentuata volatilità dei prezzi.
Il blocco delle esportazioni di settore verso la Federazione russa ha già causato un significativo calo delle quotazioni. In più, la situazione di alcuni allevatori potrebbe essere aggravata dal pagamento del prelievo di corresponsabilità per il superamento dei massimali di produzione nella campagna 2014-2015. Da qui la richiesta dell'Italia al Consiglio Ue di pronunciarsi sulla possibilità di prevedere un pagamento rateizzato, e senza interessi, del prelievo supplementare dovuto nell'ultima campagna di commercializzazione prima della soppressione del regime delle quote.
Una richiesta che ha raccolto pochi consensi. Alcuni ministri Ue hanno anche ricordato come l'Italia, nei mesi scorsi, si era opposta a modifiche tecniche (sull'adattamento del tenore di materia grassa) che avrebbero consentito di limitare gli splafonamenti. Dal canto suo, la Commissione ha sottolineato che il settore lattiero-caseario non è in crisi, nonostante «il considerevole aumento della produzione in alcuni Stati membri e la diminuzione dei prezzi». Le consegne di latte hanno raggiunto nel 2014 il livello record di 147 milioni di tonnellate. Come dire: è il mercato, bellezza.

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